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1. Riabilitazione motoria attiva

riabilitazione motoria attivaQuesto tipo di riabilitazione è quello più richiesto: il fisioterapista, stando in acqua termale o al bordo della piscina, guida le mobilizzazioni del paziente in funzione riabilitativa. Appartengono a questa riabilitazione le patologie artrosiche, reumatiche (cervico-dorsalgie, lombosciatalgie, gonalgie, coxalgie, scapolalgie…) ma in modo particolare i trattamenti post-traumatici e pre- e post-chirurgici, perché un ottimo risultato di salute si ottiene se a un ottimo intervento chirurgico segue un’ottima riabilitazione.

La riabilitazione post-chirurgica e post-traumatica rappresenta il capitolo più importante della riabilitazione in acqua termale; è quindi opportuno fare alcuni accenni pratici, analizzando i principali segmenti anatomici.

 

1.1 Spalla e gomito

Che si tratti di interventi in artroscopia, di interventi per fratture o di sostituzioni protesiche, dopo un’operazione e il relativo periodo di immobilizzazione la spalla fatica a ritrovare il movimento. La stessa cosa capita anche quando si opera il gomito per una frattura articolare o una riparazione dei legamenti. La causa principale va sempre ricercata nelle aderenze dei tessuti che bloccano il movimento. Dato che nell’acqua termale il movimento viene facilitato per il principio idrostatico (come pure il dolore viene lenito per il principio idrochimico, idrotermico…) risulta evidente che la riabilitazione delle spalle e del gomito in acqua termale è l’ideale.

 

1.2 Ginocchia

Un ginocchio operato ai legamenti o ai menischi, oppure oggetto di un intervento maggiore di osteotomia o di un impianto protesico, richiede sempre una riabilitazione basata in modo particolare sugli stimoli propriocettivi danneggiati dall’intervento, tanto che le informazioni giungono al cervello distorte o ritardate: di qui infatti il passo malfermo, il timore di un cedimento, il rallentamento del movimento. Per riallacciare i circuiti e ripristinare l’efficienza delle terminazioni propriocettive, è necessario fare una riabilitazione. Il mezzo ideale di tale riabilitazione è l’acqua termale: il paziente si sente più leggero e protetto dalle cadute (principio idrostatico), viene rafforzato il sistema muscolare (principio idrodinamico), i recettori dei nervi sensitivi vengono stimolati attivamente (principio idrocinetico), viene attivata la circolazione sanguigna e linfatica (principio idrotermico), mentre tutta l’acqua termale in cui l’arto è immerso è curativa e benefica (principio idrochimico). Come detto sopra, se la riabilitazione è ben condotta i tempi vengono dimezzati rispetto a quelli di una riabilitazione eseguita in una palestra o piscina normale.

 

1.3 Piede e caviglia

La frattura dei malleoli, la distorsione dei legamenti della caviglia, la correzione chirurgica dell’alluce valgo… hanno tutti in comune, come decorso post-operatorio, l’edema, specialmente se la parte interessata è rimasta immobilizzata a lungo, se l’intervento è stato molto invasivo o se effettuato su persone sovrappeso. Se a tali condizioni si sommano disfunzioni venose o varicose, l’edema che si forma è ancora più lento nel riassorbimento. In questo caso la migliore riabilitazione è quella fatta in acqua termale, perché la pressione esercitata in modo uniforme su tutto l’arto spinge dolcemente gli edemi verso la circolazione venosa, che drena e allontana così il gonfiore. Non solo: grazie al principio idrostatico è possibile scaricare parte del peso corporeo e potersi muovere più facilmente.

 

pesi1.4 Anca

In seguito a fratture di bacino o intervento di protesi d’anca, specie nei pazienti anziani con osteoporosi, il peso sull’arto operato viene di solito vietato per un periodo determinato, salvo poi ricorrere alla deambulazione sorretti da particolari ausili fino ad arrivare alle stampelle. La riabilitazione in acqua termale segue protocolli più efficienti e veloci, perché la spinta dell’acqua sul corpo immerso ne riduce fortemente il peso e dà al paziente la fiducia dell’autocontrollo, favorendo contemporaneamente anche il drenaggio degli edemi. Non solo: la resistenza offerta dall’acqua ai movimenti stimola la muscolatura e ne favorisce il recupero del tono e della forza. Anche le complicanze vascolari (come trombosi venose ed embolie), infine, possono trovare – unitamente alle cure del caso – un valido aiuto nella riabilitazione termale.

 

1.5 Rachide (schiena)

Gli interventi di ernia discale, la stabilizzazione vertebrale, la correzione scoliotica e tutti gli interventi che comportano una lunga immobilizzazione di questo distretto anatomico determinano una disidratazione dei dischi vertebrali, una riduzione dell’elasticità dei muscoli e legamenti, una limitazione della flessione del busto e algie legate alla stazione eretta e ai movimenti. Tutto questo richiede esercizi di mobilizzazione del rachide in acqua termale calda, così da decontrarre la muscolatura paravertebrale e favorire la rieducazione posturale. Si tratta di metodiche riabilitative che possono accorciare i tempi di cura e lenire i dolori, grazie al massaggio totale che l’acqua effettua sul corpo in movimento beneficiando dei principi idrochimico, idrocinetico, idrodinamico e idrotermico.

 

Riabilitazione termale

1. Riabilitazione motoria attiva

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2. Rieducazione funzionale della sindrome metabolica

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3. Training deambulatorio e del passo

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4. Esercizi posturali-propriocettivi

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5. Ginnastica vascolare per angiopatie

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6. Riabilitazione cardiorespiratoria

6. Riabilitazione cardiorespiratoria 

7. Riabilitazione pluridisciplinare del piede

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8. Riabilitazione motoria individuale passiva

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